Svolti i fenerali di Stato per le 42 vittime del Ponte Morandi

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Si sono svolti i funerali di Stato per 18 vittime del crollo di ponte Morandi (i morti sono 42, tre recuperati la scorsa notte, 20 hanno scelto esequie private). Sulle bare bandiere nazionali per i cileni, poi peluche, magliette ed altri oggetti personali cari alle vittime. Per tutti corone di rose bianche. Alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella e le maggiori cariche dello Stato. “Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera – ha detto Bagnasco – ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova. La ferità è profonda, è fatta innanzitutto dallo sconfinato dolore per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati. Innumerevoli sono i segni di sgomento e di vicinanza giunti non solo dall’Italia, ma anche da molte parti del mondo. Sappiamo – ha proseguito il cardinale – che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire.

Il Capo dello Stato, all’arrivo, ha abbracciato i parenti delle vittime. Fischi dai cittadini presenti ad alcuni parlamentari del Pd, mentre applausi prolungati si sono levati per i rappresentanti del governo Di Maio, Salvini e Toninelli. Presenti ai funerali anche Giovanni Castellucci, Amministratore Delegato di Autostrade per l’Italia e il presidente Fabio Cerchiai.

«Genova è stata colpita e tutti i genovesi. È una tragedia inaccettabile che ha colpito tutto il nostro paese», ha detto Mattarella al termine dei funerali. «L’iniziale incredulità e poi la dimensione crescente della catastrofe, lo smarrimento generale, il tumulto dei sentimenti, i `perché´ incalzanti, ci hanno fatto toccare ancora una volta e in maniera brutale l’inesorabile fragilità della condizione umana». Genova, però, secondo Bagnasco «non si arrende: l’anima del suo popolo in questi giorni è attraversata da mille pensieri e sentimenti, ma continuerà a lottare. Come altre volte, noi genovesi sapremo trarre dal nostro cuore il meglio, sapremo spremere quanto di buono e generoso vive in noi e che spesso resta riservato, quasi nascosto, schivo». L’arcivescovo ha sottolineato che «la rete organizzativa e la tempestività a tutti i livelli – istituzionale, di categoria e associazioni -, la professionalità generosa di tutti, a cominciare dai vigili del fuoco, la disponibilità generosa di molti, la forza dei feriti, la preghiera e la solidarietà che subito si sono levate da ogni parte della Diocesi, rendono visibile l’anima collettiva della nostra Città».