Veterani e lupi si curano insieme

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Jim è seduto a terra, la schiena appoggiata a una rete. Lo sguardo, apparentemente perso, si addentra tra la fitta vegetazione della Los Padres National Forest. Alle sue spalle un rumore. Steve chiude gli occhi e attende. Sente il calore del fiato e poi, tra le maglie della rete, il freddo di un naso umido gli tocca il collo. Jim Minick è un veterano. Ha servito in Afghanistan e soffre di PTSD, disordine post traumatico da stress. Il naso che lo annusa è quello di un lupo che, dall’altra parte della rete, lo osservava da una buona mezz’ora. Ora lo ha scelto e il legame tra i due durerà per sempre.   Siamo al Lockwood Animal Rescue Center, di Frazier Park, in California dove la dottoressa Lorin Lindner e suo marito, reduce di Marina, Matt Simmons hanno fondato un centro per aiutare i veterani tramite un percorso che affianca loro animali traumatizzati e feriti. Nella missione del Centro si legge: Lockwood Animal Rescue Center è un rifugio, dove vivono lupi, cani lupo, coyote, pappagalli, cavalli e altri animali. Per seguirli impieghiamo veterani ai quali diamo la possibilità di acquisire nuove abilità lavorative per futuri impieghi permanenti. Le relazioni che si sviluppano tra loro sono terapeutiche per tutti.   Secondo la coppia, infatti, per superare il disordine, di cui – dice il Centro Nazionale americano per la PTSD- soffre l’11 per cento dei reduci di Iraq e Afghanistan e il 30 per cento di quanti hanno combattuto in Vietnam, bisogna trovare il coraggio di buttarsi letteralmente in pasto ai lupi.   “Devi camminare lentamente. Devi camminare senza far rumore. Devi camminare all’aperto. Devi essere disposto a condividere un pezzo di te stesso”, dice la dottoressa Lindner, una laurea in psicologia e una passione per trovare metodi alternativi di cura, mentre spiega il programma “Warriors and Wolves”. “Ci sono delle somiglianze tra un veterano e un lupo – continua – i lupi sono dei predatori ai quali spetta il compito di mantenere equilibrio nell’ecosistema allontanando o uccidendo, ad esempio gli alci che, se in sovrannumero, metterebbero a rischio di malattie gli alberi” (si nutrono della loro corteccia, ndr). “Allo stesso modo un militare può trovarsi di fronte alla difficile scelta di dover uccidere una persona, se questo significa proteggerne molte altre. Entrambi vengono giudicati, allontanati, cacciati e definiti: predatore, l’uno, assassino, l’altro”.   Il ritorno alla vita normale è, così, spesso impossibile per i reduci che non riescono ad allontanare demoni e ricorrono spesso ad alcol e droghe per zittire sospetto, paranoia, allucinazioni.   Ma osservando Jim, Jonathan, Lex, Clay – sono decine i veterani che hanno seguito il programma  – si ritrova un senso di speranza per il futuro di questi uomini che accudiscono con amore gli animali. Anche se forse sono gli animali a prendersi cura di loro.   “Ti insegnano ad essere calmo e aver di nuovo fiducia – dice Jim mentre accarezza la testa del suo lupo – e quando sei pronto ti accettano e tu sai di stare finalmente meglio”.  (RaiNews)